lunedì 14 gennaio 2008

Due paroline in un orecchio

La fede - lo ammetto - può essere una delle più confortanti esperienze della vita. Dà coraggio e forza nelle avversità, aiuta a riconoscere l’immagine stessa di Dio nel proprio simile; rappresenta un forte stimolo a coltivare i valori dello spirito; sembra soddisfare il bisogno di infinito e di immortalità che da sempre è presente nell’animo umano. Inoltre, nell’ottica di un premio ultraterreno, essa favorisce di fatto uno stoico e spesso nobile distacco dalle ricchezze e dai beni caduchi di questo mondo. Tuttavia - come in tutte le attività originate dalla mente e dal cuore degli uomini - essa può rappresentare anche il frutto di manipolazioni e di mistificazioni. Mistificazioni e manipolazioni molto pericolose perché volte ad assoggettare altri uomini che, abilmente manovrati da ricatti psicologici e sotto costanti minacce di pene e fuoco eterni, sono talvolta indotti a calpestare e disprezzare non solo i beni materiali ma perfino la propria identità, i propri sentimenti, i propri affetti. E’ evidente che si tratta di un modo sottile e perverso di realizzare lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ed è lo stesso meccanismo psicologico che è alla base delle fortune economiche delle sette, dei circoli fondati da santoni di vario tipo, delle congreghe presiedute da gente senza scrupoli. Anche io sono vissuto nella certezza assoluta che “si potevano spostare le montagne”; che si poteva “camminare sulle acque”; che tutto quello che fin da piccolo avevo assorbito in fatto di religione fosse inattaccabile e inossidabile; che nei vangeli fosse davvero presente l’ispirazione di Dio e descritte la vita, la morte e la risurrezione di Suo Figlio. Cionondimeno - avendo voluto approfondire le ragioni della mia fede per corroborarla e renderla più forte - mi sono dovuto arrendere di fronte alle contraddizioni ed alle inverosimiglianze che proprio da quei testi provengono e che in modo evidente tradiscono la mano e talvolta la falsità dell’uomo. Oltre tutto noi non disponiamo al momento di redazioni originali dei vangeli e degli altri scritti del Nuovo Testamento; anzi non possediamo nemmeno le prime trascrizioni: esistono soltanto trascrizioni di trascrizioni di trascrizioni. Devo anche dire che questa inaspettata “scoperta” non è stata indolore. E’ stato come veder crollare di colpo tutte le certezze sulle quali uno si è costruita la vita, come assistere attonito all’abbattimento di un palazzo che è costato tempo e fatica a progettisti, muratori, carpentieri, manovali. Ciononostante ritengo che su queste desolate macerie si possa e si debba ricostruire qualcosa, proprio partendo da quel grande e intatto messaggio umano che dall’Uomo Gesù proviene e che da quei testi traspare in modo evidente: la certezza che Dio ci ama così come ama tutto il creato; l’obbligo di rispettare noi stessi e tutte le creature come figli di un unico Padre; la necessità - per questo - di amarci come fratelli anche quando l’amore costa sacrifici e fatica; infine la libertà assoluta di pregare Dio senza bisogno di intermediari, di templi e di riti. E - sinceramente - non mi sembra roba da poco!
Questa è la mia attuale posizione rispetto alla fede ed ai testi "sacri" sui quali vien fatta poggiare. Libero e lieto di cambiare opinione anche domani se altre evidenze me lo dovessero imporre.

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